[Intro]
Neon riflessi sui marciapiedi di Bologna,
gocce di pioggia sulle vetrine spente.
[Verse 1]
Cammino tra il taccìno delle biciclette, tra voci accese e porte socchiuse,
la strada pulsa come un cuore freddo: calcio e ferro, odore di pane sfornato, scarpe consumate.
Ogni angolo è una storia scritta con vernice ormai secca, una mano tremante che conta i passi.
[Pre-Chorus]
Sento il respiro della città, una ferita che non smette di sanguinare, ma resiste.
La realtà morde, ma la mia mano resta aperta.
[Chorus]
Vivo qui, tra crepe e luci al neon, una realtà che non fa sconti.
La malinconia è la mia compagnia, l’urgenza è il mio motore.
Resilienza incisa sul palmo, avanti nonostante tutto.
[Verse 2]
Zaini pesanti, promesse sottili, e un rumore di passi che anticipa la notte.
Vedo botteguette, macchine che fischiano, un cane che controlla i confini tra sogno e fame.
La gente va veloce ma si ferma per un secondo a guardare dentro l’anima degli altri.
[Pre-Chorus]
È una realtà asciutta, senza fiato—eppure non cede.
La città sussurra: resistere è una scelta concreta.
[Chorus]
Vivo qui, tra crepe e luci al neon, una realtà che non fa sconti.
La malinconia è la mia compagnia, l’urgenza è il mio motore.
Resilienza incisa sul palmo, avanti nonostante tutto.
[Bridge]
Ogni lampione è una sentinella, ogni sogno è una cicatrice, ma non ho chiuso la porta.
Se cado, mi rialzo con l’eco dei passi della gente che non si arrende.
[Chorus]
Vivo qui, tra crepe e luci al neon, una realtà che non fa sconti.
La malinconia è la mia compagnia, l’urgenza è il mio motore.
Resilienza incisa sul palmo, avanti nonostante tutto.
[Outro]
Sconfitto ma sveglio, Bologna resta il mio terreno—un colore cupo che non si spegne mai.
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